Queste fessure luminose aprono a una nuova percezione sia del luogo sia degli alberi stessi, restituendo loro concettualmente una nuova vita.

L’opera fa parte della serie “Fotopsie”, qui identificata con la lettera greca ι (iota). Il riferimento è metaforico: l’iota rappresenta la più piccola delle cose, a ricordare l’importanza anche dei dettagli più minuti nel significato della Legge e della parola divina. L’espressione “neppure un iota” sottolinea infatti che nessun elemento, nemmeno il più insignificante, va trascurato.

Attraverso questi innesti, l’osservatore è invitato a un’osservazione più attenta della realtà che ha davanti, aprendosi a nuove prospettive di senso e consapevolezza.